Donna al telefono mentre guarda il laptop
Il divario di benessere di genere costa alle organizzazioni miliardi in termini di produttività persa e talenti non valorizzati. Ecco cosa rivelano i dati sul perché le donne vanno incontro al burnout più rapidamente — e su cosa i datori di lavoro devono fare in modo diverso.
Il divario retributivo di genere resta una questione critica, ma non è l’unica disuguaglianza che oggi influenza la vita lavorativa delle donne. Esiste anche un divario di benessere, meno conosciuto ma altrettanto dannoso, alimentato da burnout, carichi di cura non retribuiti, vulnerabilità finanziaria e transizioni di salute legate alle fasi di vita, come la menopausa. Queste pressioni rappresentano alcune delle esperienze più comuni e meno supportate per le donne che lavorano, e la ricerca dimostra che incidono sulle performance organizzative tanto quanto sul benessere individuale.
Come la disuguaglianza nel benessere influisce sulla produttività e cosa possono fare i datori di lavoro
Supportare il benessere delle donne non è solo una priorità di salute: è una necessità per il mondo del lavoro. Le donne rappresentano il 47,7 per cento della forza lavoro globale e svolgono un ruolo essenziale nel progresso economico e sociale. Le ricerche mostrano che le aziende in grado di valorizzare pienamente il talento femminile hanno il 39 per cento di probabilità in più di sovraperformare dal punto di vista finanziario, mentre i team con una maggiore diversità di genere generano il 19 per cento di ricavi in più grazie all’innovazione.
Senza un supporto concreto, però, le organizzazioni rischiano di perdere questi vantaggi. Con l’aumento delle difficoltà legate alla salute mentale, il loro impatto è sempre più evidente sugli indicatori chiave di performance aziendale. Calo della produttività, minore engagement, aumento del turnover e burnout stanno pesando sulla forza lavoro, e i dati del TELUS Mental Health Index (MHI) dimostrano che isolamento sociale e stress finanziario amplificano ulteriormente questi effetti.
Oltre all’impatto economico, esiste anche un imperativo morale. Le donne meritano luoghi di lavoro che riconoscano il loro contributo e le realtà delle loro vite, dai carichi di cura e dalle vulnerabilità finanziarie fino a importanti transizioni di salute come la menopausa.
Il divario globale di benessere di genere
Le ricerche del MHI, che monitora il benessere mentale delle popolazioni lavorative in 12 Paesi, confermano che questo divario di benessere è misurabile e globale. L’Indice utilizza una scala da 0 a 100, in cui punteggi inferiori a 80 indicano una condizione di stress mentale e rischio futuro. Fin dal lancio dell’Indice, le donne hanno costantemente riportato punteggi di salute mentale inferiori rispetto agli uomini in quasi tutte le regioni analizzate.
Ad esempio, in Europa le donne riportano punteggi di salute mentale significativamente più bassi rispetto agli uomini — un divario rimasto invariato dal 2022. In Corea del Sud, le donne hanno ottenuto un punteggio di 53 rispetto al 57,9 degli uomini. In Canada, il punteggio delle donne è inferiore di circa quattro punti rispetto a quello degli uomini (61,8 contro 66,4). Divari simili emergono anche negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Nuova Zelanda, Australia, Paesi Bassi, Francia, Germania, Italia e Spagna. Singapore rappresenta una recente eccezione, dove i punteggi tra i generi si sono ora allineati a 63,3 — comunque ben al di sotto della soglia ottimale.
Le donne hanno inoltre una probabilità del 50 per cento superiore rispetto agli uomini di riportare livelli estremi di burnout, un dato che solleva preoccupazioni non solo per il benessere individuale ma anche per la sostenibilità della forza lavoro. Un fattore contributivo che merita particolare attenzione è la menopausa, spesso trattata come una questione di salute mentale piuttosto che riconosciuta come una transizione fisiologica distinta che riguarda milioni di donne che lavorano.
Perché le donne vanno incontro al burnout più rapidamente
Equilibrio vita-lavoro e sonno
Le pressioni legate all’equilibrio tra vita professionale e personale sono tra i principali fattori di stress mentale per le donne. Poiché il benessere è influenzato sia dal contesto lavorativo sia da quello extra-lavorativo, la sproporzionata responsabilità di cura che ricade sulle donne genera una tensione cronica che le accompagna anche durante l’orario di lavoro, aumentando il rischio per la salute mentale.
Nei Paesi analizzati, le responsabilità familiari sono ripetutamente collegate a disturbi del sonno, affaticamento e ridotta capacità di concentrazione sul lavoro. In Australia, ad esempio, il 29 per cento dei lavoratori afferma che le responsabilità familiari disturbano il sonno; in Spagna e a Singapore, rispettivamente il 39 per cento e il 33 per cento dichiara che i doveri familiari influiscono sulla capacità di riposare e recuperare.
La mancanza di sonno non è solo una questione di benessere: ha un impatto diretto sul lavoro. In Canada, il 43 per cento dei lavoratori afferma che un sonno di scarsa qualità riduce la capacità di concentrazione; in Francia, il 26 per cento segnala una diminuzione della produttività. In Germania, le donne hanno una probabilità più che doppia di riferire difficoltà nella gestione dello stress, contribuendo a cattive abitudini di sonno. In Corea del Sud, il 40 per cento dei lavoratori è insoddisfatto della qualità del proprio sonno, e il 41 per cento indica lo stress lavorativo come uno dei principali fattori.
Vulnerabilità finanziaria
Lo stress finanziario colpisce le donne in modo più severo in 10 dei 12 Paesi analizzati, con Nuova Zelanda e Singapore come eccezioni. Quando la pressione finanziaria aumenta, le donne sono più propense degli uomini a ridurre le spese destinate alla propria salute, con un conseguente peggioramento del benessere mentale nel tempo, secondo i dati del MHI.
Nei 10 Paesi considerati, la maggioranza dei lavoratori non ha fiducia nel proprio futuro finanziario, con un impatto sproporzionato sulle donne. Negli Stati Uniti, ad esempio, le finanze sono state la principale fonte di stress personale per il secondo periodo consecutivo, e le donne hanno una probabilità doppia di sentirsi finanziariamente vulnerabili. Questa vulnerabilità è aggravata dalla mancanza di risparmi di emergenza, che ha effetti profondi sul benessere dei lavoratori. In Italia, i lavoratori senza risparmi di emergenza registrano punteggi di salute mentale significativamente più bassi (40,9) rispetto alla media complessiva (57,0) e a coloro che dispongono di risparmi di emergenza (66,8).
Questa insicurezza finanziaria crea un circolo vizioso: le donne sotto pressione economica riducono le spese per la propria salute e il proprio benessere, con un ulteriore deterioramento della salute mentale e della capacità di performance lavorativa. Nel Regno Unito, il 18 per cento afferma di aver ridotto le spese per salute e benessere a causa di difficoltà finanziarie, con le donne che hanno una probabilità del 40 per cento maggiore rispetto agli uomini di aver preso questa decisione. Il punteggio di salute mentale di questo gruppo è di oltre 13 punti inferiore alla media nazionale del MHI.
Menopausa e ricerca sulla salute delle donne
Una ricerca condotta da Vira Health e Korn Ferry ha rilevato che il 47 per cento delle donne afferma che i sintomi legati alla salute hanno interferito con il lavoro. Il 40 per cento ha sperimentato sei o più sintomi con un impatto sulle performance, ma pochissime hanno ricevuto supporto sul posto di lavoro. Quasi un terzo ha lasciato il lavoro o ha preso in considerazione l’idea di farlo durante questa fase della vita.
La CEO di Vira Health, Andrea Berchowitz, afferma: “La menopausa arriva spesso in una fase cruciale della carriera e servono opzioni di cura migliori se vogliamo davvero aumentare il numero di donne in ruoli di leadership. L’età media di un nuovo CEO e l’età media della menopausa sono entrambe 51 anni. Solo nel Regno Unito, circa 14 milioni di giornate lavorative perse e 1 milione di uscite premature dal lavoro possono essere attribuite alla menopausa. Questo non cambierà se non mettiamo più donne in contatto con le informazioni e le opzioni di cura che meritano: è per questo che abbiamo creato Vira Health.”
La Mayo Clinic stima che l’economia statunitense perda oltre 26 miliardi di dollari all’anno a causa della riduzione di produttività e dei costi medici legati alla menopausa, una cifra che non include la riduzione dell’orario di lavoro, il pensionamento anticipato o i cambi di impiego. A livello individuale, la menopausa costa alle donne statunitensi circa 1,8 miliardi di dollari all’anno in tempo lavorativo perso.
Andrea aggiunge: “Le donne possono incontrare difficoltà in tutte le fasi della vita, non solo durante la menopausa, inclusi fertilità, gravidanza, periodo post-partum e la gestione di diverse condizioni di salute ormonale. È per questo che Vira Health ha ampliato il proprio supporto oltre la perimenopausa e la menopausa, per coprire l’intero ambito della salute femminile all’interno di un’unica piattaforma disponibile tramite TELUS Health.”
La menopausa è una delle transizioni di salute più significative nella vita di una donna, eppure pochi datori di lavoro la riconoscono nelle politiche o nelle pratiche aziendali. Si stima che circa il 20 per cento delle donne lavoratrici si trovi in perimenopausa o menopausa, rendendo questo uno dei gruppi demografici più rilevanti della forza lavoro.
In Nord America, circa un terzo delle lavoratrici sta attualmente vivendo la perimenopausa o la menopausa, ma la maggioranza — il 67 per cento negli Stati Uniti e il 75 per cento in Canada — non si è sentita informata o preparata all’ingresso in questa fase.
Cosa significa davvero supportare le donne
Le disparità negli esiti di salute mentale tra i generi evidenziano che diversi gruppi demografici necessitano di un supporto mirato. I dati mostrano cosa funziona. In Europa, ad esempio, i dipendenti che valutano come eccellente il supporto alla salute mentale offerto dal proprio datore di lavoro ottengono punteggi MHI più alti di 11 punti rispetto a chi lo valuta come scarso. I lavoratori con un eccellente supporto al benessere mentale sono anche più produttivi, perdendo in media 36 giorni all’anno, rispetto ai quasi 59 giorni persi da chi riceve un supporto insufficiente.
Inoltre, coloro che valutano i propri manager come eccellenti sono:
- 6,5 volte più propensi a essere pienamente coinvolti;
- 3,2 volte più propensi a raccomandare la propria organizzazione come un ottimo luogo di lavoro;
- 2,4 volte più propensi a essere soddisfatti delle opportunità di crescita e sviluppo.
In tutte le regioni analizzate, il 37 per cento dei dipendenti sceglierebbe un miglior supporto al benessere piuttosto che un aumento salariale del 10 per cento.
Cosa fanno in modo diverso le organizzazioni più efficaci:
- normalizzano le conversazioni su salute e responsabilità di cura;
- formano i leader a riconoscere precocemente i segnali di burnout;
- offrono flessibilità senza penalizzazioni di carriera;
- includono il supporto alla menopausa nei benefit e nelle policy aziendali;
- promuovono la sicurezza psicologica nei team;
- personalizzano i programmi per rispondere ai bisogni specifici delle donne di tutte le età, ad esempio attraverso employee resource group, modalità di lavoro flessibili e formazione manageriale avanzata.
In conclusione
Il divario di benessere di genere non è inevitabile. Le organizzazioni che agiscono in modo intenzionale per costruire un supporto completo, capace di riconoscere la complessità della vita delle donne, possono trattenere i talenti, rafforzare le pipeline di leadership e creare culture in cui tutte e tutti possano prosperare. I dati confermano il costo dell’inazione. L’unica domanda è se siamo pronti a colmare questo divario.

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