Occuparsi della salute mentale nei luoghi di lavoro significa dare la possibilità a tutte le persone di ricevere un supporto adeguato quando ne hanno bisogno. Per le organizzazioni, questo richiede di collegare prevenzione, pratiche manageriali e servizi di assistenza.
Nelle aziende presenti in più Paesi, la sfida si amplia: costruire un approccio comune che possa funzionare in contesti culturali e organizzativi differenti.
Un programma di wellbeing internazionale deve garantire alle persone standard di supporto coerenti nei diversi Paesi, adattando al tempo stesso servizi, linguaggio e modalità di accesso ai bisogni locali.
Per le aziende presenti in più Paesi, quindi, non basta mettere a disposizione un Programma di Assistenza ai Dipendenti (Employee Assistance Program). È necessario verificare che il supporto sia conosciuto, accessibile e coerente in tutte le sedi, anche quando cambiano lingua, cultura, fuso orario e modalità di lavoro.
La questione ha conseguenze concrete. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, depressione e ansia causano ogni anno la perdita di circa 12 miliardi di giornate lavorative nel mondo, con un costo stimato di mille miliardi di dollari in termini di produttività persa.
Quando la qualità o l’accessibilità del supporto cambiano da un Paese all’altro, si crea una distanza tra la copertura formalmente prevista e il supporto che le persone possono realmente utilizzare. Una distanza che genera costi per le persone e per l’organizzazione.
Integrare prevenzione e supporto nella strategia organizzativa
Un programma di wellbeing efficace non interviene soltanto quando una persona raggiunge un momento di forte difficoltà. Agisce anche prima, attraverso prevenzione, informazione e strumenti che permettono di riconoscere e affrontare tempestivamente i bisogni emergenti.
Per molto tempo, il supporto alla salute mentale è stato concepito principalmente come una risposta alle situazioni critiche. Questo approccio relegava il tema ai margini della strategia organizzativa e affidava ai servizi di assistenza il compito di intervenire quando il problema era già evidente. Oggi questo modello, da solo, non è più sufficiente.
Investire nella salute e nel wellbeing delle persone non significa soltanto favorire condizioni di lavoro migliori. Può produrre effetti misurabili anche per le organizzazioni e per l’economia. Il McKinsey Health Institute stima che investire nella salute complessiva delle persone potrebbe contribuire a generare fino a 11.700 miliardi di dollari di valore economico a livello globale.
La salute mentale sta quindi passando dall’essere considerata una voce del budget HR a diventare una priorità collegata alla capacità delle organizzazioni di coinvolgere le persone, sostenere la performance e affrontare il cambiamento.
Per le aziende internazionali, questo passaggio richiede più della semplice estensione dello stesso servizio a tutti i Paesi. Significa costruire un sistema coerente, capace di integrare prevenzione e intervento e di adattare le modalità di accesso ai diversi contesti locali.
Che cos’è una strategia integrata per la salute mentale?
Una strategia integrata per la salute mentale coordina prevenzione, supporto precoce e interventi specialistici all’interno di un unico sistema. L’obiettivo è offrire alle persone il livello di supporto più appropriato nel momento in cui ne hanno bisogno.
Può comprendere tre dimensioni complementari:
- Prevenzione: analisi dei bisogni, sensibilizzazione, formazione dei manager e strumenti utilizzabili in autonomia (per es. contenuti su sonno e gestione dello stress).
- Supporto precoce: risorse e servizi a cui le persone possono accedere quando emerge una difficoltà, prima che diventi più complessa (per es. supporto psicologico per difficoltà personali o lavorative, supporto manageriale per affrontare un disagio nel team).
- Intervento specialistico: supporto psicologico e gestione degli eventi critici quando la situazione richiede competenze specifiche e una risposta tempestiva.
Concentrarsi soltanto su una di queste dimensioni rischia di lasciare scoperti passaggi importanti del percorso di supporto. Una strategia integrata permette invece di accompagnare bisogni differenti attraverso servizi collegati, riconoscibili e facilmente accessibili.
Le conseguenze della frammentazione nei programmi di wellbeing
Un programma di wellbeing frammentato può perdere efficacia senza che l’organizzazione se ne accorga immediatamente. Le persone possono non conoscere i servizi disponibili, non sapere a chi rivolgersi oppure non fidarsi abbastanza da chiedere supporto.
Il Mental Health Index di TELUS – Italia, Q1 2026 mostra che il costo o l’accessibilità economica rappresentano la barriera più diffusa, indicata dal 41% dei lavoratori. Ma emergono anche ostacoli direttamente collegati alla comprensibilità e alla riconoscibilità del sistema di supporto:
- il 18% non sa quale tipo di assistenza sia più adatto alle proprie esigenze;
- l’11% non sa dove ottenere assistenza;
- il 15% non si sentirebbe a proprio agio nel condividere la propria situazione;
- il 9% dichiara di non fidarsi della terapia o della consulenza.
Rendere disponibile un servizio, quindi, non significa automaticamente renderlo accessibile. Se le persone non sanno quale supporto scegliere, dove trovarlo o quanto possano fidarsi della sua riservatezza, anche un programma strutturato rischia di rimanere sottoutilizzato.
Lo stesso report evidenzia quanto la cultura organizzativa possa fare la differenza. Solo il 48% dei lavoratori italiani ritiene che la cultura della propria organizzazione supporti il proprio benessere personale, mentre il 20% non la considera favorevole.
Una ricerca internazionale di Deloitte restituisce un andamento simile. Nonostante la crescente diffusione delle risorse aziendali per la salute mentale, soltanto quattro persone su dieci, tra coloro che dichiarano di sentirsi stressate o in ansia per la maggior parte del tempo, utilizzano effettivamente il proprio Programma di Assistenza ai Dipendenti.
Il costo della frammentazione nasce proprio da questa distanza tra disponibilità formale e accesso reale. Quando i servizi non sono conosciuti, riconoscibili e integrati nell’esperienza quotidiana delle persone, tendono a essere utilizzati meno e difficilmente riescono a generare tutto il valore atteso.
Come costruire un ecosistema di wellbeing scalabile
Un programma di wellbeing internazionale è scalabile quando integra risorse digitali e supporto umano in un ecosistema coerente, capace di adattarsi ai bisogni delle persone e di crescere insieme all’organizzazione.
Il sistema deve offrire interventi con livelli differenti di intensità e specializzazione. In base alle proprie esigenze, le persone possono accedere a contenuti utilizzabili in autonomia, percorsi di coaching, supporto psicologico o servizi clinici.
Non si tratta di un percorso obbligato o necessariamente lineare. L’obiettivo è rendere riconoscibili e facilmente accessibili diversi punti di ingresso, affinché ogni persona possa trovare il supporto più appropriato nel momento in cui ne ha bisogno.
Tre elementi distinguono un ecosistema scalabile da un insieme frammentato di servizi:
- Una strategia guidata dai dati: conoscenza, accessibilità e utilizzo dei servizi, partecipazione e risultati vengono monitorati nel tempo. I dati permettono di individuare eventuali differenze tra Paesi e popolazioni e di orientare le decisioni successive.
- Coerenza globale e rilevanza locale: un framework comune definisce principi, standard di qualità e obiettivi condivisi. Lingua, comunicazione, canali di accesso e modalità di erogazione vengono invece adattati ai differenti contesti culturali e organizzativi.
- Una governance chiara: ruoli, responsabilità e criteri decisionali sono definiti sia a livello globale sia locale. Le Risorse Umane mantengono una funzione di coordinamento, mentre leadership, manager e altre funzioni contribuiscono, entro responsabilità definite, a rendere il programma conosciuto e accessibile.
Come valutare la scalabilità di un programma di wellbeing: il framework delle 5R
Prima di estendere un programma di wellbeing ad altri Paesi o sedi, è necessario verificare che mantenga accessibilità, rilevanza e qualità anche in contesti organizzativi e culturali diversi da quello in cui è stato sviluppato.
Il framework delle 5R offre ai leader HR cinque dimensioni attraverso cui valutare se un programma sia realmente pronto a crescere su scala internazionale:
- Reach: il supporto è conosciuto e accessibile all’intera popolazione aziendale, comprese le persone che lavorano su turni, da remoto o senza una postazione digitale?
- Relevance: il programma risponde ai bisogni reali delle persone e tiene conto delle aspettative culturali e organizzative dei diversi contesti?
- Responsiveness: le persone possono ricevere un supporto tempestivo e appropriato quando emerge un bisogno?
- Results: vengono misurati i risultati e l’impatto del programma, oltre alla disponibilità e all’utilizzo dei servizi?
- Repeatability: il modello può essere applicato in Paesi, sedi e popolazioni differenti mantenendo standard di qualità coerenti?
Un programma può ottenere buoni risultati nel mercato in cui è nato senza essere necessariamente pronto per un’estensione internazionale. Le difficoltà emergono quando cambiano lingua, cultura, organizzazione del lavoro, canali di comunicazione o modalità di accesso ai servizi.
Valutare tutte e cinque le dimensioni permette di individuare queste criticità prima dell’estensione e di evitare che un progetto efficace a livello locale rimanga un’iniziativa isolata, anziché evolvere in una strategia internazionale.
Come rendere inclusivo un programma di wellbeing internazionale?
Un programma di wellbeing è realmente scalabile solo quando riesce a raggiungere tutte le persone dell’organizzazione, indipendentemente dal Paese, dalla sede, dal ruolo o dalla modalità di lavoro. I risultati ottenuti in un singolo contesto non garantiscono che lo stesso modello sia accessibile ed efficace anche altrove.
L’inclusione deve quindi essere prevista fin dalla progettazione. Un programma di wellbeing internazionale dovrebbe garantire:
- supporto nelle lingue utilizzate dalle persone;
- accessibilità degli strumenti e dei contenuti digitali;
- canali compatibili con fusi orari, turni e diverse modalità di lavoro;
- modalità di accesso alternative per chi non dispone di una postazione digitale;
- servizi capaci di considerare neurodiversità, bisogni di salute legati al genere, fasi di vita e responsabilità di cura.
Progettare fin dall’inizio per popolazioni differenti permette di ampliare l’accesso e costruire maggiore fiducia. Intervenire soltanto in un secondo momento per colmare le lacune rischia invece di moltiplicare strumenti, procedure e canali, aumentando la frammentazione.
Anche lo stigma legato alla salute mentale può assumere forme differenti da un Paese all’altro. Una singola campagna globale difficilmente può rispondere a tutte queste differenze. Referenti locali, un linguaggio adeguato al contesto e una formazione manageriale coerente con le specificità culturali possono contribuire a ridurre le barriere, mantenendo comuni gli standard di qualità e riservatezza.
Qual è il ruolo dell’EAP in un programma di wellbeing?
Un Programma di Assistenza ai Dipendenti non è soltanto una risorsa da attivare quando una situazione è diventata critica. È uno dei punti di accesso attraverso cui le persone possono ricevere orientamento e supporto riservato di fronte a difficoltà personali o professionali.
In base alla configurazione del programma, un EAP può integrare servizi differenti, come supporto psicologico, orientamento finanziario, consulenza per i manager e risorse per il wellbeing quotidiano. Le persone possono così chiedere supporto prima che una difficoltà diventi più complessa.
L’EAP assume maggiore valore quando è collegato agli altri elementi della strategia: analisi dei bisogni, formazione, comunicazione, strumenti digitali e interventi in caso di eventi critici. Prevenzione e risposta diventano così parti di un unico sistema, anziché servizi separati.
Questo approccio permette di accompagnare persone che si trovano in condizioni differenti: chi vuole prendersi cura del proprio wellbeing, chi sta attraversando un momento di difficoltà e chi manifesta un bisogno che richiede un supporto professionale.
Perché il sistema funzioni, però, non basta che i servizi siano disponibili. Le persone devono sapere che esistono, comprendere quando e come utilizzarli e potersi fidare della loro riservatezza.
Come scegliere un partner per un programma di wellbeing internazionale?
Molti team HR si trovano oggi a gestire una quantità crescente di soluzioni verticali: piattaforme, applicazioni, programmi formativi e servizi di supporto con accessi e modalità di utilizzo differenti.
Un partner di wellbeing dovrebbe contribuire a collegare questi elementi all’interno di una strategia coerente, evitando di aggiungere un ulteriore strumento isolato a un sistema già frammentato.
Prima di scegliere un partner, è utile valutare cinque aspetti:
- Copertura globale e competenza locale: può supportare tutti i Paesi in cui opera l’organizzazione, adattando servizi e comunicazione alle lingue, alle culture e ai contesti locali?
- Prevenzione e accesso tempestivo: offre strumenti per leggere i bisogni organizzativi e permette alle persone di ricevere il supporto appropriato prima che le difficoltà si aggravino?
- Integrazione: può collegarsi con i programmi e i sistemi già presenti, come l’EAP, le piattaforme di apprendimento e i percorsi di formazione manageriale?
- Risultati misurabili: restituisce informazioni su accessibilità, partecipazione, qualità e outcome, oltre ai semplici dati di utilizzo?
- Governance clinica e tutela dei dati: dispone di standard chiari per garantire competenza professionale, riservatezza, qualità del supporto e protezione delle informazioni?
La differenza tra un fornitore di una singola soluzione e un partner strategico emerge soprattutto dalla capacità di mantenere una visione complessiva.
Un fornitore di singole soluzioni
- eroga uno specifico servizio o mette a disposizione una piattaforma;
- misura principalmente accessi e utilizzo;
- concentra il proprio intervento sull’implementazione della soluzione;
- adatta il servizio solo quando emerge una richiesta specifica.
Un partner strategico
- collega analisi, prevenzione, supporto e misurazione;
- monitora nel tempo risultati e differenze tra le popolazioni;
- combina standard globali e competenze locali;
- accompagna l’organizzazione mentre evolvono struttura, persone e bisogni.
Come TELUS Health supporta i programmi di wellbeing internazionali
TELUS Health integra soluzioni digitali, consulenza organizzativa e supporto locale e riservato per la salute mentale, aiutando le organizzazioni a costruire programmi coerenti a livello globale e rilevanti nei diversi contesti locali.
TELUS Health Engage combina contenuti personalizzati, iniziative di wellbeing e dati organizzativi per coinvolgere le persone e supportare le decisioni dei team HR.
TELUS Health One riunisce il Programma di Assistenza ai Dipendenti e strumenti proattivi per la salute mentale in un unico ambiente digitale, semplificando l’accesso ai servizi e la gestione del programma.
La consulenza per il benessere organizzativo integra analisi, valutazione dei rischi psicosociali, formazione e interventi personalizzati, collegando soluzioni digitali e competenze professionali all’interno di una strategia comune.
Da programma locale a una strategia di wellbeing internazionale
Costruire un programma di wellbeing internazionale non significa replicare le stesse iniziative in tutti i Paesi. Significa definire standard comuni di qualità, accessibilità e misurazione, adattando al tempo stesso servizi e comunicazione ai differenti contesti locali.
Prima ancora di essere una scelta tecnologica o la selezione di un provider, è una decisione strategica. Richiede di:
- comprendere i bisogni delle diverse popolazioni aziendali;
- integrare prevenzione e supporto;
- definire responsabilità globali e locali;
- rendere i servizi conosciuti e accessibili;
- misurare risultati e differenze tra Paesi;
- migliorare il programma nel tempo.
Le organizzazioni che riescono a combinare questi elementi costruiscono un sistema capace di accompagnare le persone e sostenere il cambiamento, indipendentemente dal luogo in cui lavorano.
Domande frequenti sui programmi di wellbeing internazionali
Che cos’è un programma di wellbeing internazionale?
È un sistema coordinato di iniziative e servizi per il benessere delle persone, progettato per funzionare in più Paesi. Mantiene standard globali comuni, adattando lingua, accesso, comunicazione e modalità di erogazione ai diversi contesti locali.
Cosa significa rendere scalabile un programma di wellbeing?
Significa fare in modo che il programma possa essere esteso a nuove sedi e popolazioni mantenendo accessibilità, rilevanza e qualità. La scalabilità richiede processi chiari, governance, dati confrontabili e capacità di adattamento locale.
Come capire se un programma di wellbeing sta funzionando?
È necessario misurare conoscenza e accessibilità dei servizi, partecipazione, qualità percepita, fiducia e risultati ottenuti. I dati dovrebbero essere osservati nel tempo e confrontati tra Paesi, sedi e popolazioni, senza limitarsi al numero di persone che dispongono formalmente del servizio.
Quali caratteristiche dovrebbe avere un partner di wellbeing internazionale?
Dovrebbe combinare copertura globale e competenze locali, integrare prevenzione e supporto, dialogare con i sistemi esistenti e misurare risultati e outcome. Sono inoltre essenziali una solida governance clinica e standard chiari per la tutela dei dati.




